Stefano Calleri nato a Siracusa il 3/05/1983. A Palazzolo Acreide ha frequentato il liceo classico Platone dove ha conseguito la maturità con una tesina sul tema Eros e Thanatos. Iscritto alla facoltà di ingegneria elettronica ha conseguito la laurea di primo livello con una tesi sul “protocollo di comunicazione tra reti neurali” ed in particolare sul protocollo di comunicazione di una rete che riproduce una retina artificiale. Attualmente vive a Roma da sei anni dove frequenta l università di Tor vergata. Attualmente al lavoro sulla tesi di laurea specialistica sulla gestione di potenza delle celle fotovoltaiche organiche e inorganiche. Scrittore nel tempo libero, ha “pubblicato” su ilmiolibro.it il romanzo “Le leggende di Città Immobile”.
In un ordine esattamente non cronologico, il primo racconto che ho terminato è una fiaba, “il giardino di Onafest” in cui una comunità ideale di esseri molto piccoli (vedi puffi) di nome ghighi va incontro ad una evoluzione verso il progresso e la conquista della tanto agognata mortalità data la loro origine ignota e priva di tempo e limiti di spazio. Sono una serie di avventure in cui due piccoli ghighi disubbidienti Onafest e Lalaufa imparano e sperimentano cosa sia il mondo fuori dalle fiabe grazie anche all’ aiuto di personaggi quali Merlino ed il suo allievo disubbidiente Oloccico.
Il secondo “la Demonologia Notturna” è una sorta di viaggio allucinato del signor A all’ interno dei suoi sogni alla ricerca della sua bambina rapita. All’interno dei suoi sogni troverà un cosmo intero fatto di divinità molto capricciose pronte a divorarlo con questioni assurde e enigmi irrisolti. Il signor A incontra la Natura, la Morte, il Caos, Amore e viene da loro deriso come primo umano a varcare il territorio degli dei che tutto sanno e che nulla bramano. È un viaggio dentro e fuori di se che tuttavia prende nella seconda parte del testo una piega inaspettata in quanto... risoltosi il sogno il personaggio si ritrova alle prese con una setta simbolista che ha rapito la figlia e la tiene prigioniera in luoghi che lui ha già raggiunto nei suoi sogni.
“Pentagram si sveglia” continua il viaggio allucinato cominciato con “Neverworld Mind” in particolare il testo (breve) è una sorta di reality show all’inverso, dove le Talpe ovvero killer professionisti raccolgono file in internet su documentazioni utili al loro gioco: lo sterminio di persone indicate da appositi dossier e la raccolta di punteggio per la vittoria finale del reality. Le Talpe rispondono al nodo centrale del sistema... l’occhio di Ra che dispensa male puro e dissolve tutto in punteggi, audience televisivo, premi in denaro e mercificazione della vita. Vittime del sistema i personaggi di Neverworld Mindche l’uno contro l’altro cercano di scovare la Talpa e il suo gioco e sopravvivere, ma il sospetto insinuatosi tra di loro li porterà a più di una tragica fine.
Infine il racconto forse più usuale nell’inusualità è “Galatea Amaltae e l’origine delle cose”, la storia di un bambino alla ricerca del padre perso nelle dimensioni parallele dell’india dove si cela il misterioso Jolly del tempo, Galatea: colui che tutto sa. Il racconto è ricollegato alla fase finale di Neverworld Mind ma diversi sono i personaggi. Otto, Norb e Jorunn sono bambini di 11 anni che investigano sulla scomparsa del veliero del padre in india dalle terre desolate della scandinavia. Finiranno per scoprire l’identità del misterioso Jolly che dalle pagine di un libro del seicento è riuscito a braccare il passare del tempo e a carpire i segreti del remoto futuro.
Che dire, gli studi altamente scientifici e l’elevato numero di esami sostenuti nel quinquennio (52) hanno accresciuto e a tratti curvato la mia fantasia; da qui questa varietà di scritti un po’ strambi un po’ sperimentali. Attualmente come obiettivo ho il conseguimento della laurea e l’iscrizione all’albo entro febbraio 2009, dopodichè comincerò a tuffarmi nel mondo del lavoro.
Interessi: musica, lettura, esoterismo, antiquariato, filatelia, scrittura, elettronica e fisica quantistica, animali.
Lingue: italiano e inglese.
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